Categoria: Notizie
FUNAMBOLI
«Leggiamolo» il dipinto: Un filo di acciaio teso, a parecchi metri di altezza dal suolo, fra il tetto della Chiesa Madre e quello del Palazzo Rosso; su di esso si muove l’acrobata, reggendo una lunga asta che lo aiuta a tenere l’equilibrio nell’aereo cammino, e la sua figura si staglia nitida sullo sfondo azzurrino del cielo; alle due estremità dell’aerea via sono altre figure, verosimilmente di acrobati anch’esse, in attesa forse di partecipare all’esibizione per renderla più varia, più ricca ed emozionante. Sotto, nella Piazza, è una moltitudine di spettatori che guardano attenti, diremmo calamitati negli occhi e nel cuore dallo spettacolo. E forse l’acrobata non mancherà, nel percorrere il singolare suo cammino, di stimolare e alimentare la loro emozione: ad un certo punto pencolerà, metterà un piede in fallo, starà lì lì per precipitare giù, annasperà un poco… ma si riprenderà tosto, si rimetterà in cammino, lassù, vicino al cielo… Gli spettatori, però, avranno intanto sentito un brivido correre loro per le ossa e, quando egli, superato il pericolo, raggiungerà il punto di arrivo e da lì sicuro e sorridente riguarderà giù, proromperanno in un frenetico applauso: esprimeranno così la loro ammirazione per lui e, nello stesso tempo, l’interiore loro sollievo dopo la sofferenza con cui avranno seguito la pericolosa esibizione. E si domanderanno dubbiosi: «Il pericolo corso era vero o simulato?»
Tra loro si aggira una donna che reca in mano un piccolo vassoio: è della «troupe» degli acrobati e chiede l’obolo, un’offerta. Sarà generalmente un’offerta di pochi centesimi, e non tutti lo daranno. Lo spettacolo è pubblico e per non pochi gratuito…
Gli anziani ricorderanno come una vaga aura di romanticismo avvolgeva quei lavoratori nomadi, personaggi ammirati sul filo di acciaio sospeso tra le nubi, povere creature a terra. Ché i proventi della loro fatica erano generalmente piuttosto magri: si guadagnavano la vita mettendo la vita a repentaglio, e a stento.
Oggi esibizioni simili è dato vederle non più sulla anonima ribalta della Piazza, ma nella coreografia fascinosa — fatta di luci, musiche, colori — dei circhi equestri. E in tali condizioni quegli attori forse non soffriranno la malinconia di una esistenza intessuta di stenti, di rischi mal ripagati!
CONCERTO BANDISTICO IN VILLA, Salvatore Solito – Acquerello 1936
Era una simpatica consuetudine: in tempi non molto lontani, nella stagione estiva, ogni giovedì e domenica sera la musica suonava nella «Villa Garibaldi»: la «Villa» per antonomasia della città. Sull’artistico palco che sorgeva nel centro dell’area settentrionale di essa, di fronte all’ingresso di Via Cappuccini (l’unico allora esistente), il corpo bandistico comunale si esibiva nell’esecuzione di opere di grandi autori e una folla di pubblico gli faceva corona e sottolineava con applausi la fine di ogni numero dei programmi.
E non erano applausi gratuiti; quei musicanti, che in eleganti uniformi bianche fregiate d’oro davano i loro concerti fra gli alberi del bel giardino pubblico, preparavano con diligenza le loro esecuzioni. Erano artigiani: calzolai, sarti, barbieri… e la sera, dopo il loro quotidiano lavoro, studiavano, si esercitavano nelle prove sotto la guida del maestro direttore della banda.
E tra essi, quelli che eccellevano per bravura, venivano segnati a dito: il suonatore di tromba, di saxofono, di corno… Riscuoteva particolare attenzione il suonatore delle «campane tubolari» per quei suoni ritmati come di campane che egli sprigionava dall’insolito strumento e che si spandevano nel silenzio ammirato dell’uditorio.
Il quadro di Solito (vedi foto) rievoca quella consuetudine. Allora le possibilità di ascoltare musica erano piuttosto rare.
Oggi, invece, si è aggrediti da ogni parte da suoni e canzoni di dischi e juke-box che talora, quando sono troppo rumorosi e insistenti, fanno rimpiangere il vecchio grammofono a tromba risuonante con voce discreta nelle case e il pianino a manovella girovago per le strade…
Dalla Salina al Biviere
Tra gli interventi di una certa importanza, realizzati nel territorio, non si può non menzionare la trasformazione dell’antica salina in Biviere o vivaio, il progetto del quale risale anch’esso alla fine del Cinquecento, anche se la sua attuazione si protese nel secolo seguente. Dalle acque salmastre di questo stagno situato nel feudo della Marina, a circa tre miglia dalla costa, si depositava durante l’estate il sale ai suoi margini, sale di cui Plinio, a quanto riporta il Fazello, vantava la “capacità riflettente”. La salina era ancora in attività nel Medioevo, tanto è vero che venne inclusa nel 1274 tra le saline delle Segrezìe di Sicilia; ma la concorrenza del sale sardo prima, e poi lo sfruttamento delle miniere di sale in seguito (in particolare a Racalmuto), portarono progressivamente alla riduzione della produzione locale, che non reggeva la competizione con saline meglio organizzate, come quelle di Trapani, Augusta, Vendicari o Marsala.
Di questo antico stagno, l’unico della Sicilia meridionale, parla il Fazello che volle identificarlo con il mitico Lago Cocanico e riferisce che al suo tempo “col suo cattivo odore fa tornare indietro tutti coloro che gli si avvicinano”. Non ne fanno invece notizia né lo Spannocchi, né il Camilliani nella loro descrizione del litorale, e tantomeno venne rappresentato nelle antiche carte geografiche, salvo che in quella di Battista Agnese nel 1553. Lo Schmettau non indica il Biviere nella sua carta della Sicilia, mentre non aveva trascurato quello di Lentini, e soltanto il Wieland nel 1720 lo ha ubicato in maniera fantasiosa attorno al fiume Dirillo, riferendosi forse alla descrizione lasciata dal Padre Massa.
Sembra che il progetto di trasformazione della salina in Biviere risalga al 1582, e cioè al periodo della costruzione delle mura cittadine: infatti in un documento relativo a tale costruzione veniva, tra le altre disposizioni, dato l’ordine “che si riconosca il locu di farsi il bivieri, si è atto e che spesa vi potessi andare a farla”. Il sopralluogo risultò certamente favorevole al progetto, visto che nel 1598, e precisamente l’otto settembre, Giovanni di Guccio, nobile abitante di Terranova, vendette al duca Don Carlo per la somma di 446 onze la salina vecchia per saldare un antico debito. Non abbiamo informazioni su questa prima fase dei lavori nel Biviere, iniziati dal duca Don Giovanni, di cui sappiamo solo che nel 1619 il detto duca vi fece fabbricare intorno un fondaco ed alcune case, in una delle quali venne murata una lapide di marmo per ricordare che l’opera era stata realizzata a quella data.
Storia di Gela
Tetradrammo in argento di Gela
seconda meta` del V secolo a.C .
Boston Museum of Fine Arts
Statuetta in Pietra Di III Sec. a.C. .
Atleta.
Provenienza Gela , attualmente si trova al Museo dell’Università Catania.
L’ASSASSINIO DI CLEANDRO
Era il 505 a.C. La sua ascesa era stata rapida, ma non priva di avversità. Il popolo, stanco dell’aristocrazia, lo acclamava perché aveva garantito il minimo sostentamento e mantenuto il patto fondativo tra le popolazioni della Polis. Ma gli aristocratici lamentavano i torti subiti: Cleandro aveva confiscato e riassegnato alcuni lotti di terra, colpendo in particolare le famiglie più potenti.
Ignaro del veleno che si accumulava attorno a lui, trovava rifugio nel suo passatempo preferito: il teatro. Qui, tra le tragedie, cercava sollievo e riflessione, accompagnato dal fratello Ippocrate, con cui condivideva le gioie e le ansie del potere. Ma quel luogo di svago stava per trasformarsi nel palcoscenico del suo tragico destino.
Seduto tra le poltrone di legno, Cleandro sentiva l’eco delle sue stesse ambizioni risuonare nell’aria. Ma dietro le quinte, la congiura era già in atto.
Sabello, un noto aristocratico, si muoveva furtivo tra le ombre, sussurrando ai suoi confratelli e seminando discordia. Il suo odio per Cleandro era palpabile, alimentato da anni di frustrazione e disprezzo. Mentre le tragedie si susseguivano sul palco, Sabello decise che era giunto il momento di agire.
Con un gesto fulmineo, si avvicinò a Cleandro, il cuore pulsante di determinazione e vendetta.
«Ἐλευθερία ἢ θάνατος, αὕτη ἐστὶν ἡ τέλος τῶν τυράννων!» ¹ gridò, affondando un pugnale tra le costole del tiranno.
Il pubblico, inorridito, esplose in urla e confusione, mentre Sabello si dileguava tra la folla, come un’ombra che si dissolve all’alba.
Ippocrate, scosso dalla violenza improvvisa, afferrò il corpo del fratello tra le braccia. La vita di Cleandro stava svanendo e nei suoi occhi si leggeva ancora la determinazione di un uomo che aveva cercato di governare con giustizia, ma che era stato tradito dalla sua stessa ambizione.
«Ἀδελφέ,» ἐψιθύρισεν ὁ Κλέανδρος, «ἀπόλεσον τὰ σάπια μῆλα καὶ φέρε τιμὴν τῇ ἡμετέρᾳ οἰκίᾳ.» ²
Con queste parole, Cleandro spirò.
Ippocrate gli chiuse gli occhi e, con il cuore colmo di furia, si mise alla ricerca di Sabello. La sua vendetta sarebbe stata spietata. Nessuno sarebbe stato risparmiato…
Testina Fittile Di Cavallo
V secolo a.C .
Provenienza Gela, attualmente si trova a Londra ,British Museum.
Gela nel Mondo dei Videogiochi!
Sapevate che la storica città di Gela è stata protagonista in alcuni dei videogiochi più iconici? In “Call of Duty 2: Big Red One”, i giocatori possono immergersi nelle battaglie della Seconda Guerra Mondiale, con Gela che rappresenta un importante punto strategico durante lo sbarco in Sicilia. Un modo emozionante per rivivere momenti cruciali della storia!
Che ne dite di visitare Gela, non solo nella realtà, ma anche attraverso il mondo virtuale dei videogiochi? Un mix perfetto di storia e intrattenimento che ci ricorda quanto sia affascinante il legame tra videogiochi e luoghi storici

















