Storia di Gela
È passato più di un secolo da quando un consigliere comunale (il sig. Santi Gioffrè), in una seduta del Civico Consenso, propose «l’impianto di una biblioteca a spese comuni del Municipio e del Collegio-Convitto Roviano».
Era precisamente il 22 aprile 1875
Un anno dopo, la Biblioteca Comunale era una realtà: aveva il suo regolamento, composto di nove articoli, e la sua sede in una sala del Palazzo Pignatelli. Registrava, però, pochi libri, e pochi ne registrerà ancora per vari anni, fino a quando non sarà incrementata con i volumi provenienti dalle biblioteche delle corporazioni religiose terranovesi che, come le consimili in tutto il Paese, erano state soppresse a seguito della legge 1866/3036 per la quale lo Stato, confiscati i beni di tali corporazioni, ne affidava l’amministrazione a un “Fondo per il Culto” appositamente costituito. Erano numerosi quei volumi, ma, naturalmente, riguardavano in larga parte scienze teologiche, morali e, in generale, religiose. Tuttavia comprendevano anche testi preziosi, addirittura degli incunaboli (che purtroppo poi sono andati perduti).
La Biblioteca in prosieguo di tempo si arricchì di altri libri ad opera di munifici cittadini terranovesi, fra i quali si ricordano gli eredi dell’ing. Giuseppe Di Bartolo e il cav. Antonino Giurato. Quest’ultimo donò anche quattro pregevoli lettere autografe del grande musicista catanese Vincenzo Bellini, lettere che per parecchi anni furono esposte, custodite in una bacheca, nella sala consiliare, ma che poi, nel 1896, vennero donate al Museo Civico Belliniano di Catania su richiesta del sindaco di quella città.
In tempi più recenti la Biblioteca ha avuto ulteriori e più cospicui incrementi del suo patrimonio librario. In particolare ha acquisito e incorporato i circa 7000 volumi della Biblioteca ISES (Istituto per lo Sviluppo dell’Edilizia Sociale).
Ma un segno ancor più significativo della sua consistenza materiale e – soprattutto – della sua vitalità funzionale è dato dal fatto che essa già da qualche anno accoglie nel suo patrimonio il vastissimo materiale storico-amministrativo della nostra città: un complesso monumentale di documenti risalenti ai secoli passati (taluni addirittura al Cinquecento) e costituenti l’Archivio storico del Comune.È superfluo rilevare come tale materiale documentario rivesta particolare valore per le prospettive di lavoro che può aprire agli studiosi di memorie e tradizioni locali.
La vita della importante istituzione non ha seguito sempre un ritmo di sviluppo costante, come potrebbero far pensare le note che abbiamo rapidamente tracciate sopra. Poiché è stata contrassegnata anche da periodi di stasi o addirittura di inattività, conseguenti alla mancata o inadeguata soluzione dei problemi – di personale, di locali, di suppellettili – che una simile struttura richiedeva per il suo funzionamento: periodi di stasi o di inattività cui certo non poteva sovvenire la penuria degli stanziamenti previsti nei bilanci comunali, di solito deficitari.
Tuttavia non è senza significato che alla direzione onoraria dell’istituzione di cui trattiamo sono state chiamate di volta in volta personalità di alto prestigio culturale e morale. Si ricordano, per il secolo scorso, il sacerdote don Giuseppe Solito, oratore vigoroso ed elegante scrittore, e, per i tempi a noi più vicini, il prof. Giovanni Mela, latinista e grecista insigne, preside per lunghi anni del nostro Liceo-Ginnasio “Eschilo”.
Le sedi in cui l’istituzione è stata ospitata sono state varie nel tempo.
Gli anziani ricorderanno quella sala semibuia del Palazzo Pignatelli, aperta sull’androne d’ingresso e su un corridoio interno di tale palazzo: era luogo di ritrovo di studenti del contiguo Liceo “Eschilo” durante…
…l’intervallo di ricreazione delle lezioni, ed a riceverli era il funzionario addetto – il sig. “Nzulo” Di Bartolo – il quale, sempre cordiale e pacioso, sembrava pontificare tra gli scaffali polverosi dei vecchi libri.
Successivamente, agli inizi degli anni Cinquanta, vennero adibiti locali ben più decorosi all’interno del nuovo Palazzo di Città. Ma si trattò di sistemazione precaria.
La sistemazione definitiva si è avuta di recente nella sede dell’ex convento dei PP. Agostiniani, in Via Butera, presso la Piazzetta S. Biagio: in locali felicemente ristrutturati che, per la nuova destinazione, vennero inaugurati nel dicembre del 1986 insieme al busto in bronzo di Emanuele Morselli, sorgente tra il verde della amena vicina plaga.
(Nuccio Mulè, inedito)












